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MESSAGGI ALL’EX PER RECUPERARE I PROPRI BENI: QUANDO NON SI CONFIGURA IL REATO DI MOLESTIE

new icon La fine di una relazione sentimentale è spesso accompagnata da tensioni, incomprensioni e contatti ripetuti tra gli ex partner. Ma quando telefonate, messaggi o richieste insistenti possono trasformarsi in un reato? È sufficiente contattare più volte l'ex compagno o l'ex compagna per essere accusati di molestia?

Su questo tema è recentemente intervenuta la Corte di Cassazione, che, con la sentenza n. 14436/2026, ha precisato che non ogni comportamento insistente integra automaticamente il reato previsto dall'art. 660 del Codice Penale.

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COLLOCAMENTO DEL MINORE: QUANDO LA VOLONTA’ DEL FIGLIO NON BASTA

new icon Nei procedimenti di separazione, divorzio e affidamento dei figli, una delle domande più frequenti riguarda il peso della volontà del minore. Se un figlio manifesta chiaramente il desiderio di vivere con uno dei genitori, il giudice è obbligato a rispettare tale scelta?

Su questo tema è recentemente intervenuta la Corte di Cassazione, che, con l'ordinanza n. 13981/2026, ha ribadito un principio di fondamentale importanza: l'opinione del minore deve essere ascoltata e attentamente valutata, ma non rappresenta mai l'unico elemento sul quale fondare la decisione relativa al collocamento.

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ASSEGNO DIVORZILE E CONTROLLI FISCALI: QUANDO IL GIUDICE PUO’ VERIFICARE REDDITI REALI

new icon Nei procedimenti di divorzio, uno degli aspetti più delicati riguarda l'accertamento delle reali condizioni economiche degli ex coniugi. Ma cosa accade quando il tenore di vita di una persona sembra incompatibile con i redditi dichiarati? Il giudice può disporre controlli fiscali per verificare l'effettiva situazione patrimoniale?

A questa domanda ha recentemente risposto la Corte di Cassazione, che, con l'ordinanza n. 6533 del 19 marzo 2026, ha ribadito un principio di grande rilievo: il giudice può disporre accertamenti tributari anche d'ufficio quando emergano elementi concreti che facciano dubitare della reale situazione economica dichiarata dalle parti.

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TRADIMENTO DOPO LE VIOLENZE: QUANDO L’INFEDELTA’ NON COMPORTA L’ADDEBITO DELLA SEPARZIONE

new icon Quando un matrimonio finisce a causa di un tradimento, si tende a ritenere che la responsabilità della separazione ricada automaticamente sul coniuge infedele. In realtà, il diritto di famiglia segue regole molto più articolate. Per ottenere l'addebito della separazione, infatti, non basta dimostrare l'infedeltà: è necessario provare che proprio quel comportamento abbia determinato la crisi irreversibile del rapporto coniugale.

Su questo tema è recentemente intervenuta la Corte di Cassazione, che, con l'ordinanza n. 10281 del 20 aprile 2026, ha ribadito un principio di grande rilievo: il tradimento non può comportare l'addebito della separazione quando rappresenta la conseguenza, e non la causa, di un matrimonio già irrimediabilmente compromesso da violenze, vessazioni o gravi comportamenti del coniuge.

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Trasferimento del genitore con il figlio: quando il giudice può impedirlo

new icon Sempre più spesso, dopo una separazione o un divorzio, il genitore presso il quale il figlio è collocato riceve un'offerta di lavoro o decide di trasferirsi in un'altra città. Ma può farlo liberamente portando con sé il minore? Oppure il giudice può opporsi al trasferimento per tutelare il rapporto con l'altro genitore?

Su questo tema è recentemente intervenuta la Corte di Cassazione, che, con l'ordinanza n. 23771 del 22 luglio 2026, ha ribadito un principio di grande importanza: la libertà di trasferimento del genitore e il diritto al lavoro devono essere sempre bilanciati con il superiore interesse del minore a mantenere un rapporto stabile ed equilibrato con entrambi i genitori.

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Avvocato divorzista Pavia: opinioni

Quando una coppia sposata, decide di procedere al divorzio, a prescindere dalle motivazioni che abbiano condotto a tale scelta, per entrambi i coniugi comincia un periodo molto difficile.

Al momento del matrimonio, quando una coppia decide di fondare una famiglia, i coniugi pensano che l’idillio possa durare per sempre, non prendendo (giustamente), nemmeno in considerazione il fatto che nella vita potranno avere a che fare con un avvocato divorzista.
Il periodo che segue la separazione comporta per i coniugi una fase di “lutto sentimentale”, che impedisce agli stessi di essere perfettamente lucidi, in un momento in cui è necessario prendere delle decisioni molto importanti per il futuro familiare.

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Stalking e messaggi: quando bastano poche parole per una condanna

Negli ultimi anni il reato di stalking ha subito un’importante evoluzione interpretativa da parte della giurisprudenza, che ha progressivamente spostato l’attenzione dal numero delle condotte alla loro capacità di incidere concretamente sulla vita della vittima. In questo contesto si inserisce una recente pronuncia della Corte di Cassazione, la n. 1750 del 2026, che ha chiarito come anche un numero estremamente limitato di messaggi possa integrare il reato di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale.

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Allontanamento d’urgenza dalla casa coniugale: quando è possibile

Nei momenti di crisi familiare, soprattutto durante una separazione, una delle questioni più delicate riguarda la convivenza tra i coniugi. Cosa succede quando la permanenza sotto lo stesso tetto diventa insostenibile? È possibile ottenere un allontanamento immediato dalla casa coniugale?

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