Skip to main content

News

Stalking e messaggi: quando bastano poche parole per una condanna

Tradizionalmente si tendeva a ritenere che lo stalking richiedesse una lunga serie di comportamenti ripetuti nel tempo, ma la Suprema Corte ha precisato che la reiterazione richiesta dalla norma può realizzarsi anche attraverso due sole condotte, purché queste siano idonee a generare nella vittima uno stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità oppure un’alterazione significativa delle abitudini di vita. Ciò che rileva, quindi, non è la quantità dei messaggi, ma la loro intensità e il contesto in cui si inseriscono.

La decisione si inserisce in un orientamento ormai consolidato che valorizza la dimensione psicologica del reato, riconoscendo che anche poche azioni, se particolarmente invasive o minacciose, possono produrre effetti devastanti. Questo è particolarmente evidente nei casi di comunicazioni digitali, dove il contenuto di un messaggio può risultare altamente aggressivo o intimidatorio, rendendo superflua una lunga reiterazione nel tempo.

Un ulteriore aspetto affrontato dalla giurisprudenza riguarda il ruolo degli strumenti di prova, come gli screenshot. La Cassazione ha chiarito che tali elementi non determinano di per sé la sussistenza del reato, ma costituiscono semplicemente un mezzo per dimostrare la condotta persecutoria. In altre parole, non è il numero degli screenshot a essere decisivo, bensì la capacità delle comunicazioni di integrare gli elementi tipici del reato.

Questa interpretazione risponde all’esigenza di garantire una tutela effettiva alle vittime, soprattutto in un contesto digitale in cui le interazioni possono essere poche ma estremamente incisive. La giurisprudenza, quindi, si muove verso una concezione sostanziale dello stalking, nella quale il fulcro non è la ripetizione meccanica delle condotte, ma il loro impatto concreto sulla libertà e sull’equilibrio psicologico della persona offesa.

Per comprendere se le condotte subite possono integrare il reato di stalking è opportuno richiedere una consulenza specifica ad un avvocato specializzato in diritto di famiglia.